giovedì 13 ottobre 2016

9 Ottobre 2016 - Maratona di Monaco

La Maratona di Monaco é iniziata molto prima di questo 9 Ottobre 2016. Era Maggio 2015, qualche giorno prima della Bavisela, Mezza Maratona di Trieste. Nel primo incontro con Flavio, conosciuto su Running Forum e futuro compagno di squadra alla Fincantieri Atletica, si sono gettate le basi per quella che sarebbe stata la mia prima Maratona. Ma una serie di circostanze propizie vollero che il mio esordio sulla distanza fosse a Marzo di quest'anno nella Unesco Cities Marathon, ma questo senza ovviamente nulla togliere all'entusiasmo per questo evento. Nei giorni precedenti la gara abbiamo vissuto assieme al simpatico Diego, altro ragazzo del forum con cui Flavio aveva preso contatti, e all'esordio sulla distanza, un po' di tipica atmosfera Bavarese, facendo molto poco gli atleti e parecchio i turisti.
Ma la gara é oggi. Ci arrivo avendo fatto soltanto un lunghissimo di 33 km peraltro terminato quasi strisciando e uno da 27km. Davvero pochino per poter sperare in qualcosa di buono. Conscio di questo, decido di affrontare questi lunghissimi 42 km un po' allegramente, portandomi dietro lo smartphone per fare foto e video, cosa mai fatta in precedenza. La sveglia é alle 7, ma alle 6.30 sono giá in piedi. La partenza avverrá in blocchi, distanziati di 5 minuti l'uno dall'altro. Io sono nel Blocco C, ore 10.10. Dopo colazione finisco di prepararmi decidendo finalmente quale abbigliamento avrei indossato. Maglietta a maniche corte a compressione e manicotti.
Fa freddo qui a Monaco, piú freddo che da noi, e stamattina c'é pure la nebbia. Ma voglio essere ottimista e tenermi aperta la possibilitá di togliere i manicotti qualora uscisse il sole. E il sole, in effetti, verso le 9, fa capolino tra le nuvole, quando, con la Metropolitana, raggiungo il punto di incontro con Flavio e Diego, nei pressi della partenza. Condividere e stemperare con loro la logica tensione prima della partenza é davvero salutare. Lo start é nei pressi del mitico Olympiastadion, teatro di grandi eventi sportivi, al cui interno é fissato anche l'arrivo. Il ricordo, poi, di quanto accaduto nelle Olimpiadi del 1972, con la strage degli atleti israeliani nel villaggio olimpico, dá un che di speciale a questo luogo che di quelle Olimpiadi é il simbolo. Il deposito borse é forse la cosa meno tedesca di tutta l'organizzazione con le sacche adagiate a terra in apparente disordine ma che poi scopriremo essere state meticolosamente allineate in ordine crescente di numero. Gli spogliatoi, ricavati con dei separé sotto la tettoia esterna dello stadio, assolvono alla loro funzione. Ridendo e scherzando mancano 20 minuti all'inizio della gara. Ormai pronti, ci dirigiamo verso la partenza corricchiando il tanto che servirá per poter effettuare un po' di stretching non a freddo. Il blocco A con gli atleti piú forti é giá lí. Musica rock su cui spicca Mammagamma degli Alan Parson Project riempie il cielo ed ogni spazio lasciato libero dagli oltre 6000 atleti. Ore 10, partenza del blocco A. Mancano ora 5 minuti a quella di Flavio, che ci saluta ed entra nel gate di accesso al suo blocco, e 10 alla mia e a quella di Diego. Nel frattempo tutto trafelato arriva alle nostre spalle un corridore che non si é accorto della partenza del Blocco A. Quel corridore é Merne Solomon, arriverá terzo a 33 secondi dal vincitore. Anche il blocco B é partito, tocca a noi. Fünf, Vier, Drei, Zwei, Ein. Buuum. Si parte. Diego scappa subito via, ci rivedremo in birreria la sera. Io, ora, sono solo, accompagnato dai passi di centinaia di altri atleti sconosciuti provenienti da ogni parte del mondo. Vedo magliette della Spagna, dell' Islanda, della Francia, di tante societá italiane. Sembra un piccolo campionato del mondo. La parte iniziale é in leggera discesa, si passa Coubertinplatz, Ackermannstrasse ed Elisabethstrasse, che si percorrerá in senso contrario prima dell'arrivo. Mi accorgo che il ritmo di 5.30 al km é decisamente troppo veloce per me al primo km, soprattutto perché non ho effettuato praticamente riscaldamento. Decido cosí di rallentare per portarmi ad una andatura piú "comoda". Verso il km 6 dopo Giselastrasse si comincia a costeggiare l' Englischer Garten, enorme polmone verde della cittá. Lo lasceremo al km 16. La partecipazione popolare é incredibile. Tutti incitano con le Manine Clapper, fanno un casino incredibile, ti chiamano per nome dopo averlo letto sul pettorale. In un tale contesto lasciarsi trasportare é un attimo. É cosí che inizio la mia corsa nella corsa. Estraendo dal marsupio lo smartphone comincio a filmare attimi indelebili che sono giá scolpiti nel mio cuore. É un crescendo forse meno epico della mia prima esperienza su questa distanza anche se il tempo alla mezza maratona é piú o meno quello, circa 2 ore. I ristori sono ovunque, oltre a quelli ufficiali puó capitare di imbatterti in banchetti improvvisati da tifosi. E c'é di tutto, dalla semplice acqua, agli integratori, ai gel, alle banane. Tutto cosí maledettamente ordinato, tutto cosí.....tedesco. Tutto sommato le cose piú belle turisticamente parlando sono nella parte finale del percorso, quando la Maratona comincia ad entrare nel vivo, quando comincia a chiedere al tuo fisico quel qualcosa in piú che devi tirare fuori. Da Rosenheimer Strasse si arriva alla Ostbanhof e poi davanti al Deutsches Museum al km 28. Sto ancora molto bene anche se le gambe cominciano ad appesantirsi un po'. Al km 30 passo dopo 2h 52min. Ho ancora su i manicotti nonostante a sprazzi il sole scaldi un po'. Ora siamo proprio in centro. I piú bei monumenti di Monaco sono qui, si passa la Sendlinger Tor, una delle vecchie porte medioevali della cittá e la stupenda Marienplatz dove trovo ad attendermi mia moglie e dove lo speaker urla nel microfono a gran voce il mio nome, un saluto piú che fugace ma che dá nuove energie ad un corpo che lentamente sta accusando i km. Il giro turistico in un susseguirsi di istantanee e cartoline regala i passaggi dall'Hofgarten e da Karolinenplatz. Ed é poco piú avanti all'altezza del km 35 che comincia a farmi male il ginocchio sinistro, sempre quello, oltre ad un fastidio continuo al collo del piede destro, causato probabilmente da una stringa tirata troppo sul chip di cronometraggio. Decido di camminare un po' anche perché, a pensarci, non manca molto, sono solo 7 km. Eh sí, ma 7 km a questo ritmo diventano un calvario. All'altezza dell'Universitat dopo il km 36 ricomincio a correre fino a Leopoldstrasse dove devo fermarmi di nuovo a causa del solito dolore al ginocchio. Nel frattempo incrocio camminando credo la postazione dell'intertempo del km 37,5. C'é un gruppo di ragazzi che balla su musica dance. Uno viene verso di me, mi incita a correre, ma come glielo spiego che mi fa male la gamba e che se potessi correrei volentieri? Ma niente, inizia ad accompagnarmi, prima 5 metri, 10, 50, gli metto un braccio attorno al collo ridendo e lui attorno al mio inizia a scandire i passi di corsa al ritmo dei tamburi di una delle decine di bande che si sono date il cambio lungo il percorso, ora sempre piú lontani. Mi ritrovo a correre nuovamente. Km 38. La Franz Joseph Strasse é una delle strade percorse in senso contrario all'inizio della gara. Comincio ad assaporare qualcosa di magico.
Ormai l'alternanza passo-corsa é una costante. Non riesco piú ad essere regolare. Cerco di trovare in ogni angolo del mio corpo quel briciolo di energia che mi porti un po' piú in lá. Ora é lí, lo stadio. É indubbiamente magico. Ed é magico perché adesso corro, non cammino piú. Manca circa un kilometro e mezzo. La gente assiepata ai lati della strada é piú rumorosa che mai. Musica ovunque. Un curvone immette in un sottopassaggio buio illuminato solo da luci strobo con musica rock al massimo volume, sembra di correre in una discoteca. Si entra nello stadio, nell' Olympiastadion. Le gradinate sono per lo piú vuote ma sembrano esserci 70000 spettatori. Nel tempio di Frank Shorter, vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1972, quando io avevo soltanto un anno, un profano a calcare quella pista. Incrocio mille sguardi, mille volti. 200 metri. Dall'altra parte della pista vedo lo striscione. Il Garmin mi dá comunque primato sulla maratona visto che siamo a 42,300. 100 metri, alzo le braccia al cielo. Ho un nodo in gola e brividi ovunque. Alla fine é 4h 13m 05s. Siegerlächeln.

giovedì 22 settembre 2016

18 settembre 2016 - Mezza Maratona di Udine

Torno a scrivere finalmente di corsa dopo un periodo denso di allenamenti e di competizioni su distanze brevi. L'estate é passata in fretta, come sempre troppo in fretta. Due settimane fa Bibione ha ospitato una bellissima gara sulla distanza di 10 miglia, poco oltre 16 km, che ha provato piú del dovuto gli oltre 500 iscritti, tra cui il sottoscritto, con un clima caldo e umido, alla fine vero vincitore della competizione. Non posso che ritenermi soddisfatto, viste le condizioni, dell' 1.17.52 finale,
ma oggi é diverso. Oggi si corre la Mezza Maratona di Udine, percorso rinnovato con la partenza da Cividale, clima piú autunnale che tardo estivo e parecchi km in piú nelle gambe nonostante i soli 14 giorni passati dalla gara precedente. Come forse si ricorderá siamo ormai agli sgoccioli della preparazione alla Maratona di Monaco del 9 ottobre, onestamente, non una gran bella preparazione. Pochissimi lunghi fatti, e siccome la maratona non si improvvisa, é lecito non aspettarsi, almeno in questa occasione, grandi cose. Ci limiteremo a fare i turisti sperando in una buona giornata. Quindi questa mezza maratona é, come quasi sempre accade durante la preparazione alla gara regina, un po' come il banco di prova per verificare lo stato fisico attuale in vista di tale appuntamento. Il ritrovo é fuori dal cancello di casa mia dove piú puntuali che mai Piero e Mauro sono ad attendermi alle 7. La partenza é alle 10 ma la logistica consiglia l'arrivo entro le 8 in Stazione a Udine da dove partiranno i treni per Cividale sui quali avranno libero accesso gli appartenenti alle varie Societá Sportive. Il tempo negli ultimi giorni é stato molto variabile tendente piú alla pioggia che al sole ed oggi non fa eccezione. Ma almeno al momento non piove. Chi corre sa che la pioggia, quando la gara é giá iniziata, ha una importanza relativa, ma l'attesa prima dello start affrontata sotto l'acqua l'importanza ce l'ha....eccome. Sono quasi le 9 quando il treno sul quale abbiamo viaggiato arriva alla stazione di Cividale. Il breve tragitto é stato di aiuto per cambiarsi e preparare le ultime cose prima di consegnare le borse all'organizzazione.
Un'organizzazione che nel complesso mi sarei alla fine sentito di elogiare per gli sforzi fatti se non avessi constatato, come altri, all'arrivo, la totale incuria nella custodia delle suddette borse, lasciate per terra, nei tendoni delle docce all'arrivo, completamente infradiciate dai tombini rigurgitanti acqua piovana, venuta giú a secchi nell'ultima parte di gara. Eh giá, perché poi, alla fine, ha piovuto. Eccome. Lo start é precisissimo. Ore 10. I primi 4 km sono tutti dentro Cividale, si attraversa lo scenografico Ponte del Diavolo ed anche se il primo km é abbastanza lento, complice il solito ingorgo alla partenza causato da corridori piú lenti davanti, a 4.54, i successivi sono molto piú incoraggianti 4.38 e 4.35. Il percorso, che avevo giudicato veloce ma noioso sulla carta, si rivela invece molto piacevole. Strade larghe, dritte, pochissimi cambi di direzione e panorama verdeggiante e quasi rilassante. Gli ingredienti per poter fare bene ci sono tutti. Percorrendo per buona parte del percorso la SS54 si attraversano soltanto due centri abitati prima di Udine. Moimacco verso il km 7 e Remanzacco verso il km 12. Ció che piú ha fatto piacere é stato vedere l'inaspettata partecipazione popolare. Il tempo inclemente non ha impedito a molte persone di essere presenti ad incitare lungo il percorso, principalmente nei pressi dei due paesini citati. Purtroppo quanto di bello vissuto nella prima parte di gara era costantemente minacciato dalla visione all'orizzonte di un cielo plumbeo che nulla di buono lasciava presagire. Veniva quasi da correre piú forte per fare in modo che la corsa finisse il prima possibile. Ma bisogna dosarsi. Dopo 1h ho percorso 12,7 km. Sta andando tutto in modo perfetto quando le prime gocce di pioggia fanno capolino. All'inizio sono solo piccoli spruzzi. Non ci si bada nemmeno. Verso il km 15 appena superato il fiume Torre e constatato il miglior tempo sulla distanza mai fatto finora decido che é il momento di rompere gli indugi, assumo un gel prima del penultimo ristoro e mi lancio alla rincorsa di un risultato assolutamente insperato, poter migliorare il primato personale sulla mezza. La pioggia peró, a questo punto, diventa diluvio. Verso il km 16 ho giá la casacca inzuppata ed é come portarsi dietro uno zainetto in piú. Le scarpe sono fradicie cosí come le calze, una sensazione davvero strana e parecchio fastidiosa. Un cavalcavia che sembra eterno lancia verso l'ingresso di Udine e ne risente cosí anche il ritmo che cala a 4.48. La pioggia non molla un secondo, mi consola che in questa seconda parte continuo a superare altri atleti, e adesso a meno 3 dall'arrivo decido di dare tutto. Non sono minimamente stanco, le gambe, notevolmente appesantite piú dall'acqua che dalla fatica, girano che é un piacere, cosí riesco senza troppi problemi ad aumentare il ritmo, 4.37 il km 19, 4.34 il 20. La pioggia ormai é ovunque. Non riesco nemmeno a vedere. Sento il pavé sotto i piedi ma non riesco a focalizzare dove mi trovo. So solo che manca 1 km perché il Garmin, prova subacquea superata, é lí a scandire ogni mio passo. Sono in linea per fare il personale, ma anche l'ultimo km dovrá essere veloce e poi bisognerá attendere il gioco Gun time, Real time che era durato, in occasione del mio Personale precedente a Trieste, addirittura 24 ore. E allora comincio a mulinare le gambe con ritmo sempre maggiore, il crono non lo guardo piú, mi aiuta un corridore che mi sorpassa ad una velocitá siderale, mi accodo a lui ed inizio uno sprint lunghissimo. Assieme a lui ne passiamo due, tre, poi, a 200 m dalla linea del traguardo riesco a ripassarlo facendo ricorso a tutte le energie residue e concludo questa ennesima fatica con un ultimo km corso attorno ai 4.15. Il tanto sospirato tempo di gara, Real Time, arriverá nel tardo pomeriggio. 1.39.43 nuovo primato personale migliorato di 6 secondi, ma in un percorso misurato al polso di quasi 200 metri piú lungo ed in condizioni, almeno nel finale, proibitive. Con grande entusiasmo e rinnovato ottimismo in rampa di lancio per la mia seconda maratona.

mercoledì 6 luglio 2016

02 Luglio 2016 - Hochpustertal Run

Una bella gara con tante attività collaterali, su tutte la Loacker Kids, la corsa dei bambini, a cui ha partecipato mio figlio nelle ore immediatamente precedenti lo start della nostra. Già da mesi, col caro amico Piero e con mio fratello ci era balenata l’idea di mettere su una squadra che partecipasse alla Winwin, competizione che premia i team con la somma dei tempi di due componenti nella mezza maratona e di uno nella Classic Run da 12.1 km . Scelto anche il nome, The Marvels, non restava che correre con non poche speranze di poter arrivare sul podio visto che le iscrizioni negli anni passati a questa particolare gara non erano numerose. In verità anche le iscrizioni alle altre gare non contavano molti atleti, un centinaio nella mezza, 150 scarsi nella Classic Run, ma poter puntare addirittura al podio sembrava davvero una cosa fantascientifica. Nei giorni precedenti la gara avevo analizzato gli altri competitor, sbirciando sul sito delle iscrizioni, e se da un lato facevano eccezione quelli di una delle due squadre della Lucca Marathon, composta da gente che corre in 1.20 la mezza, gli altri erano tutti alla nostra portata. Correre una volta tanto non solo per se stessi ma anche per la squadra ha messo le ali un po’ a tutti. La gara parte da San Candido e termina a Sillian in Austria. Si corre tutti assieme, Halfmarathon e Classic, fino alle porte di Sillian dove il percorso si divide e prosegue fin oltre Heinfels e ritorno per la Halfmarathon mentre per la classic l’arrivo è dopo poche centinaia di metri. Buona parte del percorso si snoda sulla ciclabile che da San Candido arriva a Lienz, quasi interamente asfaltato e le condizioni per fare bene ci sono tutte visto anche il dislivello negativo, si parte da 1172m e si arriva a 1073. Dopo la gara di Cristian ognuno è rientrato nei propri hotel a prepararsi e l’appuntamento è per le 17 in centro a Sillian dove prenderemo la navetta per San Candido. Mio fratello raggiunge invece l’albergo solo venti minuti prima dell’appuntamento a causa di impegni lavorativi, e l’adrenalina in corpo sarà probabilmente la causa dell’errore di valutazione che lo costringerà a sbagliare strada al bivio tra la mezza e la classic e a lasciare per strada parecchi minuti. Piero dal canto suo sfodera la prestazione della vita stracciando il proprio personale e terminando la gara in uno strabiliante 1.33 e poi ci sono io. Ultimamente non sto benissimo, mi fa un po’ male il ginocchio, per questo mi riterrei soddisfatto se concludessi sotto l’1.45. Arriviamo in zona partenza alle 17,20 circa, giusto in tempo per scaldarci, e per scattarci un selfie che verrà immortalato a distanza dai fotografi dell’organizzazione ed inserito tra le immagini più belle di questa competizione, poi la partenza sotto uno stupendo sole riappropriatosi finalmente del posto che in questa stagione gli compete dopo che una mezza tempesta ci aveva spaventati nel pomeriggio. Parto forte tanto da passare il primo km a 4.25 ed i successivi attorno ai 4.40, in piena media per abbassare il mio primato personale sulla distanza, ma i continui saliscendi probabilmente hanno segnato alla lunga la mia gara. E pensare che dopo un’ora di corsa avevo già percorso quasi 13 km, 12,74 per la precisione, mai fatto prima e dopo 1h 15m avevo passato i 16km. Ma è subito dopo che si è spenta la luce. Un black out che mi ha costretto a dei tratti al passo nei successivi 4km. Constatato che il primato ormai era svanito ho pensato a minimizzare i danni e di certo non hanno aiutato i ristori lungo il percorso dotati solamente di acqua mentre avrei avuto un disperato bisogno di Sali minerali. Ma dell’organizzazione nulla posso dire, tantissimi bambini a porgerti i bicchieri dell’acqua, tantissimi ad incitarti, ad ogni bivio un addetto ad indicarti la strada. A livello personale però un conto in sospeso con questa gara che potremo tranquillamente saldare in futuro, ora c’è un’altra straordinaria partita da giocare, quella a squadre. Il mio risultato, comunque, non da cestinare affatto, ha fatto segnare 1.42.54, Piero come già detto ha concluso la sua fatica in 1.33.31 mentre mio fratello la sua 12 km in 1.14.46. Dopo aver fatto la doccia il ritrovo sotto al palco ha un sapore diverso da tutte le altre volte. Abbiamo addosso le maglie dei supereroi perché i Marvels sono loro, sono Superman, Batman ed Iron man ma questa volta hanno i nostri volti raggianti, sì perché in fondo lo sappiamo e lo sentiamo, siamo sul podio. Partono tutta una serie di calcoli mentali, Lucca Marathon ha mantenuto le previsioni e probabilmente ha vinto. Ma dopo ci siamo noi. Parte la lunghissima cerimonia di premiazione, come al solito la competizione a squadre è l’ultima. Si parte dalla 5a piazza, Asd Lucca Marathon 2 con 5.12.57, 4° posto per Super Running team 4.52.55, ma è al momento del pronunciamento del terzo classificato che ai piedi del palco prende vita il sogno, Trio Pacai 4.49.36. Siamo secondi. 4.31.11. E’ una sensazione incredibile questa prima volta su un palco. Lo speaker si lascia trascinare dal nostro entusiasmo e comincia ad urlare i nostri nomi mentre saliamo sul palco assaporando ogni passo ed è come salire in cielo. Ci viene consegnata la coppa e la scena è tutta per noi, non ha importanza quante squadre erano iscritte o quanto poco importante fosse la corsa. In quei 2 minuti abbiamo alzato al cielo la nostra coppa del Mondo e provato, almeno per quanto mi riguarda, una gioia e delle emozioni sicuramente irripetibili. Nemmeno la sconfitta della nazionale ai rigori a cui abbiamo assistito in un ristorante del centro riuscirà in seguito a scalfire la soddisfazione di quanto fatto. Alla prossima…

lunedì 6 giugno 2016

05 Giugno 2016 - Cortina Dobbiaco Run

La Cortina Dobbiaco Run per me è iniziata già da Giovedì 02 Giugno quando, arrivato con la famiglia al seguito, a Dobbiaco, per trascorrere una mini vacanza di 4 giorni, ho iniziato ad ammirare le meraviglie naturali della zona nelle varie escursioni fatte.
Ma la vera Cortina Dobbiaco Run è scattata con la sveglia delle 5.20 di Domenica 05 Giugno 2016 dopo una notte agitata e quasi insonne. Mi succede sempre quando devo entrare in territori inesplorati. In questo caso il territorio inesplorato è la corsa in montagna, sono le pendenze che, anche se non particolarmente impegnative, sono una novità pressochè assoluta per me. Inoltre ci sono gli allenamenti di qualità che ho fatto correndo su e giù per un cavalcavia, davvero poca cosa se confrontati ai 14 km di salita che mi attenderanno all’interno di una gara da 30 km, distanza percorsa solo 4 volte da quando corro. E’ con questi dubbi che esco alle 6.15 dall’appartamento preso in affitto nella bellissima frazione di Santa Maria, alle porte di Dobbiaco. Le navette fino a Cortina partono alle 6.40 dalla stazione ferroviaria di Dobbiaco che dista 3 km, a ridosso del centro nevralgico di tutte le attività correlate alla corsa, il vecchio Kulturzentrum Grand Hotel, dove il giorno prima ho ritirato il pacco gara e dove ho assistito ad una delle tante attività collaterali, la Kids Run, a cui ha partecipato mio figlio. Visto che di strada a piedi oggi ne farò parecchia prendo l’auto lasciando a moglie e figlio la gioia di farsi i 3 km a piedi per assistere all’arrivo verso mezzogiorno. Il meteo sembra aver dato una tregua dopo il nervosismo dei giorni scorsi, variazioni climatiche schizofreniche tipiche della montagna. Trovo parcheggio molto facilmente e alle 6.30 sono praticamente già davanti ai primi autobus. Ci sono pochissimi atleti ma proprio come una città che si sveglia lentamente il piazzale pian piano si riempie. Salgo sul primo pullman, non riesco a sedermi ma c’è abbastanza spazio anche stando in piedi. La navetta percorre al contrario gran parte del percorso di gara, mezz’ora in cui sentimenti diametralmente opposti si fanno largo. Quei 30 km sono lunghissimi, sembrano eterni però l’orgoglio di essere parte integrante di tutto questo, di essere uno dei 4500, la felicità di poter vivere da vicino lo spettacolo Dolomitico cancella ogni pensiero negativo. Si arriva a Cortina, allo “Stadio Olimpico del Ghiaccio”, per quel tocco di spirito a 5 cerchi che non può non conquistare. Siamo praticamente tra i primi ad arrivare sul posto. Ad accoglierci un tavolo con biscotti, acqua e tè caldo e tutte le tribune a disposizione per poter prepararsi al meglio. Col passare dei minuti anche il Palazzetto comincia a riempirsi. Lo speaker ripete almeno una trentina di volte di incanalarsi con attenzione nel box del colore del proprio pettorale (azzurro il mio, seconda partenza ore 9.35) pena la squalifica e fa specie vedere come poi alla fine qualcuno si sia comunque sbagliato ed in classifica si sia ritrovato tra gli ultimi vanificando la propria fatica. Alle 08.50 dopo aver espletato le formalità al Sebach, ritrovo nel piazzale antistante il Palazzetto. Non fa per niente freddo, indosso i manicotti ma li tolgo quasi subito. Dal palazzetto ci si incammina a piedi seguendo un’auto dell’organizzazione con lo speaker che spiega una volta di più le modalità di partenza. Nel frattempo foto, selfie e musica durante lo struscio di circa 1km e mezzo fino al luogo di partenza in corso Italia fanno tutto molto americano e devo dire non mi dispiace per niente anzi, mi fa entrare pian piano nel clima vero della gara. E poi lo sparo. All’inizio mantengo un’andatura molto prudente. I primi due km sulla ss51 li passo attorno ai 5.45/km ma la pendenza al momento è quasi impercettibile. Quello che invece mi spaventa letteralmente è la rampa in località Cademai che lancia sulla pista ciclabile che praticamente non abbandoneremo più fin quasi all’arrivo. Ed infatti il passaggio al km 3 mi fa tornare velocemente coi piedi per terra 6.03.
Da qui la salita è continua, siamo al 2/3 %, niente di che, ma è inesorabile. Non mi ero posto particolari obiettivi prima della partenza, stare sotto le 3 ore lo avrei ritenuto quanto meno accettabile non sapendo l’incidenza della salita sulle mie gambe nel prosieguo di gara. E 3 ore fanno una media di 6min/km. Se non avrò crisi ce la farò. In località Fiames il primo ristoro, km 5. Ci arrivo dopo circa 29 minuti. Bevo un po’ d’acqua e riprendo la “scalata”. Finora il dislivello è stato però praticamente nullo, si è passati dai 1211m di Cortina ai 1295m. Dal km 5 al km 10 invece, forse la parte più dura dell’intero percorso, ma anche tra le più suggestive. Il dislivello in questo caso è di quasi 200 m. Poco dopo Fiames si attraversa il ponte Felizon in località Podestagno su un dirupo a strapiombo molto scenografico. Anche mantenere il proprio ritmo è difficoltoso, la strada sterrata ma ben battuta è stretta e superare altri atleti più lenti è quasi un’impresa. Non raro assistere a scene di gente arrivare da dietro a tutta lanciarsi quasi nel bosco per superarti fuori pista. Curiose scene di atleti che camminavano già al km 4, gara lunga sarà la loro immagino. Poi una ragazza. Mi svernicia ad una velocità folle e poi me la ritrovo a camminare un km più avanti, la supero e di nuovo così credo almeno per 6/7 km. Immagino stesse applicando il metodo Galloway, lo conoscevo per la Maratona, curioso vederlo in una 30 km. Dopo il ponte Felizon il passaggio altrettanto suggestivo nella galleria di Pezovico, circa 200 metri quasi al buio dove inciampare nella gamba di chi ti precede o prendere un calcio nei polpacci da chi ti segue non è poi un evento così straordinario, e nella galleria di Podestagno, 76 metri, altrettanto particolare ma quanto meno più breve. Si giunge in località Ospitale,
1491 m di altitudine e decimo km, 58 minuti il tempo trascorso dalla partenza, secondo ristoro e primo vero coinvolgimento di pubblico. L’incitamento di tanti appassionati, i bambini che vogliono darti il “5”, sono benzina, non c’è che dire, e dopo aver bevuto ancora un po’, si continua a salire con rinnovato entusiasmo. La cima “Coppi”, se così la vogliamo chiamare, per mutuare un termine prettamente ciclistico è Cimabanche 1530 m, km 14. Se fino al km 13 avevo accettato di buon grado e pazientemente l’attesa della fine della salita, i 6 minuti impiegati per percorrere il km 14 sono stati vissuti molto nervosamente. Non so sinceramente se ne avrei sopportata altra. Una volta scollinato, si fa per dire, prendo uno dei due gel che precauzionalmente mi sono portato, approfittando del ristoro per un po’ d’acqua e di Sali minerali. Il km 15 a 5.03 e il km 16 a 5.17 mi ridanno l’entusiasmo che la salita aveva un po’ spento. Manca ancora molto, si attraversa località Carbonin da dove parte via Monte Piana che porta al lago di Misurina e alle favolose Tre Cime di Lavaredo che si scorgeranno per un breve momento dopo il Lago di Landro. Il meraviglioso Lago di Landro mi accompagna sul lato destro per un km abbondante, tra il 18 e il 19, mentre il secondo vero coinvolgimento popolare è lì a sospingermi, a sospingere tutti gli atleti verso l’ultimo terzo di gara. Il passaggio alla mezza è attorno alle 2h, più o meno lo stesso identico tempo fatto registrare nell’unica maratona fatta a Marzo.
Finora sta andando tutto alla grandissima, sto molto bene fisicamente, non accuso segni di stanchezza e la sensazione di poterla finire entro le 2h 50m mi dà una carica incredibile. Approfittando della lenta ma costante discesa continuo a recuperare parte di quanto perso in salita passando i km successivi più o meno attorno ai 5.15. Unica vera difficoltà prima del lago di Dobbiaco, alcuni sottopassi in ghiaia, veri spaccagambe dove ho sentito più di qualcuno inveire, per usare un termine “pulito”. Al km 25, poco dopo aver assunto il secondo gel mi fermo a bere qualche secondo in più del solito, all’ultimo ristoro. Innegabile, adesso, che faccia capolino un po’ di stanchezza. Ma mancano solo 5 km, sono passate 2h 20m. Mentalmente calcolo che mantenendo una media di 5.30 nella fase finale potrei finire sotto 2h 48m. Preso dall’entusiasmo passo il km 26 a 5m 09s e parecchi atleti che ora camminano.
È forse arrivato il muro per qualcuno di loro? Al km 27 fa capolino il lago di Dobbiaco, ennesima meraviglia di questa stupenda gara, io invece comincio ad avere un po’ di dolore al ginocchio sinistro, le forti sollecitazioni dei vari sottopassi hanno lasciato qualche strascico, ma oramai mancano solo 3 km e nulla può permettermi di rallentare. Km 28, le montagne attorno lasciano spazio ai primi caseggiati della cittadina di Dobbiaco, cambiano i colori. Adesso vorrei quasi rallentare per fare in modo che quello che sto sentendo in questo momento duri il più a lungo possibile ed invece mi trovo ad aumentare il ritmo, km 29, finita la pista ciclabile, aumento ancora, un lunghissimo sprint a 4.45, supero ancora qualche atleta, due curve che immettono nel bellissimo parco del Grand Hotel. Lì c’è l’arrivo, non lo vedo, lo sento, lo sento come sento le tantissime persone applaudire, incitare, poi scorgo lo striscione quando ho già imboccato il tratto in pavé coperto col tappeto blu. Con le braccia al cielo varco il traguardo
pervaso da brividi incredibili. Vinta un’altra sfida. Ritiro la medaglia ed il pacco viveri e mi dirigo al ritiro sacche. Riabbraccio la mia famiglia e con loro condivido la gioia di quest'altra avventura che mi ha regalato la corsa. Una organizzazione super, una gara fantastica che non dimenticherò mai e che vorrei già rifare domani. Un sogno di 30 km e di 2h 45m 16s da cui non voglio svegliarmi nemmeno adesso che ne sto scrivendo.

martedì 10 maggio 2016

8 Maggio 2016 - Bavisela Half Marathon Trieste

11 secondi. Nei 100 metri sono piú della gara stessa, in 100 km un battito di ciglia. 11 secondi possono davvero essere nulla. Dopo tutto che differenza puó fare terminare una mezza maratona in 1h 43m 11s oppure in 1h 43m 22s? Fondamentalmente nessuna. Eppure aver terminato la Bavisela in 1h 39m 49s invece che in 1h 40m 00s mi ha dato qualcosa in piú, ulteriori consapevolezze che il cammino intrapreso tre anni fa é quello giusto. Quello che ritenevo un autentico muro, l'1.40, é stato abbattuto. Il mio primato precedente di 1.43.03 polverizzato e tutto in una gara che, parliamoci chiaro, é stata messa lí per farmi fare il personale. Le premesse c'erano tutte. Forse davvero utopistico pensare ad un miglioramento cosí marcato, ma sentivo di potercela fare. La giornata, iniziata all'alba, é stata davvero da incorniciare. Da incorniciare come il meraviglioso dipinto che é la costiera di Trieste, come il percorso che tranne per pochi km all'inizio e i 7 finali é una lunga discesa che ti accompagna dolcemente, offrendoti un'incantevole vista sul golfo, facendoti letteralmente godere di uniche bellezze naturali. Il ritrovo, come per l'anno passato, é alle 8.10 in Stazione a Monfalcone con tutti gli atleti della societá. Io arrivo parecchio prima, circa 20 minuti, perché accompagno moglie e figlio che prenderanno il treno fino a Miramare per partecipare alla corsa non competitiva per famiglie di 7 km che arriverá assieme alla mezza e alla maratona in Piazza dell'Unitá. Al ritrovo siamo davvero in tanti, viene con noi anche un caro amico, Piero, che corre da poco tempo ma giá con ottimi risultati. Ci suddividiamo in poche auto e ci dirigiamo all'Autogrill di Duino Sud dove troviamo parcheggio senza troppi problemi. Preparativi di rito ed é giá ora di recarsi sulla linea di partenza dove consegniamo le borse che ritireremo all'arrivo. In zona partenza ci si trova con altri atleti della societá, ora siamo davvero numerosi, e ci sistemiamo poco oltre la linea di partenza per la classica foto pre-gara.
Dopo il riscaldamento é ora di entrare nelle gabbie, sistemate in modo sconclusionato. La logica vorrebbe che se assegni dei pettorali di un colore a seconda di tempi dichiarati in fase di iscrizione, questi colori corrispondano a quelli delle griglie di partenza, e invece io, giusto per fare un esempio, col pettorale verde, se provo ad entrare nella griglia verde, mi trovo in compagnia di gente con tempi personali sotto l'1.30. Viceversa entrando nella griglia azzurra rappresentata da tempi piú simili ai miei, mi sono trovato con atleti molto piú lenti di me. Tutto questo ha ingenerato parecchia confusione, sintomo di una disorganizzazione, sul quale preferirei sorvolare, giá palesata nei giorni precedenti con la scarsezza dei pacchi gara e con le magliette tecniche con alcune taglie terminate. La partenza inizialmente prevista per le 9.50 é spostata alle 10 e il sole comincia ad alzarsi e a farsi sentire. Fa caldo, sto maledicendo il momento in cui ho deciso di non indossare un cappellino e la calca rende affannoso anche respirare. Ma era cosí difficile fare delle griglie di partenza un po' piú spaziose? Ah giá...la disorganizzazione. Vivo lo sparo come una sorta di liberazione, vorrei raggiungere subito il ritmo prefissato di 4.50, ma mi é impossibile. Devo fare la Gimkana tra decine di atleti piú lenti e purtroppo constatare che dopo i primi 500 metri l'andatura non é scesa nemmeno sotto i 6 min/km. Questo inizio non ci voleva proprio. É solo dopo questa fase che finalmente riesco ad ingranare la marcia ma il passaggio al primo km é abbastanza impietoso. 5.06. Ora mi tocca pure recuperare. La prima parte del percorso é in leggera salita. I primi 4 km sono abbastanza irregolari ed il piccolo dislivello positivo la fa da padrone. Torna l'ottimismo al passaggio al secondo km che stacco in 4.37. La gara comincia adesso. Non posso fare a meno di notare i colori, colori in gara, colori fuori, colori ovunque. La meravigliosa giornata di sole regala una partecipazione popolare quasi insperata. Ed io sto davvero bene. Conosco benissimo il percorso. Ho lavorato a Sistiana per molti anni e, oltre ad aver partecipato lo scorso anno alla stessa gara, ho pure fatto qualche allenamento in Costiera. E quindi so che passati i primi quattro km, dopo la Costa dei Barbari, il percorso é in discesa, in tutti i sensi. Ed in effetti cosí é stato. Dopo aver tenuto il ritmo prefissato anche al terzo e quarto km sono riuscito ad aumentare gradualmente l'intensitá fino ad attestarmi sui 4.45 ed in alcuni tratti anche meno. Quasi scientificamente prendo una bottiglietta d'acqua ad ogni ristoro e ne verso un po' sulla testa per rinfrescarla e quasi scientificamente cerco l'ombra che gli alti costoni proiettano sull'asfalto. Ed i km passano, 10,11,12 . Al momento sono in piena media per stabilire il mio primato personale. Nessun calo al momento anche se ho una sete pazzesca. Nonostante abbia bevuto ad ogni ristoro ora, km 13, ho davvero bisogno d'acqua. Il km 13 lo percorro in 4.57, poi peró, una volta dissetato, riprendo velocitá e mi immetto sul lungomare di Barcola a 4.33 di media. Mancano 7 km, forse é ancora presto per fare calcoli, ma la sensazione é che sará un giorno da ricordare. Il cambio repentino di pendenza invoglia quasi a rallentare , ma non ci penso proprio. Da qualche km si sono uniti a noi della mezza gli atleti della Maratona partiti da Lipica e a Barcola sfilano accanto, in un lungo fiume porpora, i quasi 8000 della non competitiva. Tra di loro ci sono mia moglie e mio figlio. O forse c'erano, visto che probabilmente saranno giá arrivati. Ho quasi l'illusione che si siano fermati ad aspettarmi passare e fare il tifo, questo mi dá ulteriore forza almeno fino a quando la marea della Bavisela Family non entra in porto Vecchio lasciandomi solo agli ultimi km. Mentalmente prima che con le gambe percorro viale Miramare, passo davanti alla stazione dei treni, in Piazza della Libertá, guardo il crono, sono a 4.36, sono davvero stanco e mi fanno un po' male le ginocchia, forse perché questo ritmo finale non é proprio il mio, ma manca pochissimo, un km circa e potrei arrivare a ridosso dell'1.40 che potrebbe valere oltre che il record personale, un per me impressionante abbattimento di tale soglia psicologica. E allora getto il cuore oltre l'ostacolo e mi lancio in un lunghissimo sprint, Corso Cavour, poi Riva 3 Novembre, adesso c'é di nuovo quella marea granata, solo che é ai lati della strada, tutti ad applaudire, mi prendo ognuno di quegli applausi anche se sono ben conscio che non sono tutti per me, ma quell'illusione mi trascina negli ultimi 100 metri, guardo il tabellone, vedo solo 1.40 e basta, non vedo i secondi, alzo le braccia al cielo. É PB. Personal Best. Dovró attendere quasi 24 ore per sapere che, alla fine, quel muro, l'ho veramente abbattuto. Il Real Time sará di 1.39.49. 11 fantastici secondi hanno martellato quel limite. E dopo essermi ricongiunto con la mia splendida famiglia e con gli altri compagni di squadra andiamo tutti in pizzeria per incorniciare nel modo migliore il piú bello dei quadri. Alla prossima....

martedì 26 aprile 2016

24 Aprile 2016 Sarnico Lovere Run

Una delle gare piú belle in assoluto. Con queste credenziali mi sono approcciato alla Sarnico Lovere Run, una corsa di 25,2 km che collega le due estremitá del Lago d'Iseo sulla sponda bergamasca. Mi sono letteralmente innamorato di un filmato visto ad Ottobre dello scorso anno su youtube, e l'iscrizione é stata praticamente immediata. Quando ancora non era nemmeno nello stato embrionale l'idea che avrei corso la mia prima maratona a Marzo di quest'anno, questa doveva essere la prima gara da affrontare su un chilometraggio maggiore della classica mezza. Questo ha inciso molto anche sull'aspetto psicologico col quale l'ho affrontata. Avendo corso giá chilometraggi maggiori la distanza non era un problema o almeno non come lo sarebbe stato se l'avessi affrontata solo con mezze maratone nelle gambe. E cosí ho potuto godermi davvero ogni secondo di questo autentico paradiso d'Italia, ogni metro percorso in questo miracolo naturale. Occasione non fu piú ghiotta poi di poter organizzare anche un bel pranzo post gara assieme alla mia famiglia e a quella di mio fratello in uno dei tanti ristoranti convenzionati. Per evitare levatacce e problemi logistici anche al resto della famiglia con loro l'appuntamento é all'arrivo a Lovere, io invece opto per andare a Sarnico dove lascio l'auto in uno dei tanti parcheggi a disposizione. Sono partito da casa dei miei a Milano quindi non é stata poi tanto levataccia neanche per me. La sveglia alle 5.45. Tutto é praticamente giá pronto e dopo una lauta colazione sono giá in auto. Viaggetto di circa un'oretta abbondante. Non sono molto tranquillo perché mi sono accorto di avere lasciato a casa mia, in Friuli, la lettera di conferma per il ritiro del pettorale che faró a breve, ed il tentativo della sera prima di ristamparlo a casa dei miei é fallito perché c'erano dei problemi coi server. Arrivo a Sarnico verso le 8. Sono sorpreso nel vedere che l'area del palazzetto dove si ritireranno i pettorali é giá brulicante di atleti. Saremo 3500 alla partenza. Parcheggiata l'auto in un'area periferica mi fiondo a ritirare il numero di gara in un palazzetto organizzatissimo nonostante ci siano atleti in ogni centimetro disponibile, per fortuna non faccio fila, dall'1 al 500 non c'é nessuno e non mi fanno storie per la lettera di conferma stampata a metá. Ci sono dei tavolini con volontari che servono the, acqua e persino dolci e crostate, si potrebbe fare persino colazione e ci avrei fatto piú di un pensiero se non l'avessi giá fatta prima. Comincio a cambiarmi ed a preparare la canotta sociale col pettorale appena ritirato (fantastico c'é anche il nome), prendo poi armi e bagagli e consegno la sacca all'organizzazione. Ci sono 4/5 furgoni a disposizione tutti contrassegnati. Impossibile sbagliare. Alle 9 sono in zona partenza. Si parte da Piazza XX Settembre e comincio a scaldarmi lí vicino sul lungo lago. Non posso fare a meno di notare che la zona partenza non é né lunga ne larga. Ipotizzo e a ragione che all'inizio si dovrá partire un po' col freno a mano tirato. Entro nella mia griglia, ovviamente l'ultima, a 10 minuti dallo sparo. Mi trovo praticamente a ridosso dei bagni chimici. Esilarante il fatto che io mi trovi rivolto alla linea di partenza e ci sia gente di fronte a me che guarda in direzione opposta in fila ai bagni. Comincia a vorticare nell'aria un elicottero, penso sia l'artefice di quel meraviglioso video di youtube che mi ha fatto essere qui oggi. Scatta il salutone. All'improvviso si parte, lo sparo da dove sono io non si sente, si capisce di aver dato inizio alle ostilitá dal fatto che la gente davanti a me comincia a saltellare come fossero tante ballerine. Io cammino, praticamente comincio a correre se cosí si puó dire, da sotto l'arco della partenza. Il primo km praticamente viene corso a ritmo di lunghissimo, c'é il rischio concreto di travolgere qualcuno piú lento davanti, non che io sia veloce, tutt'altro, ma essendo partito parecchio dietro qualcuno piú lento di me davanti c'é sicuro. Dopo il secondo km invece la strada si apre un po' e si riesce a correre ad un ritmo piú consono alle mie potenzialitá, certo i keniani davanti potrebbero essere giá al primo ristoro ma é un dettaglio. La prima parte non é bellissima, si lascia il lungo lago, si va un po' verso l'interno, qualche sali scendi, ma poi il lago arriva, in tutta la sua bellezza. Il terrorismo psicologico del meteo non ha funzionato. C'é un bellissimo sole. Gli alberi proiettano lunghe ombre sul tracciato, penso che probabilmente non ci saranno per tutto il percorso e probabilmente malediró questo sole quando cominceró a sudare veramente. Si attraversano i comuni di Predore e Tavernola Bergamasca. Prendo una bottiglietta d'acqua al ristoro del km 5 e del km 10, dove assumo anche un gel, posto proprio prima di Tavernola. Si comincia ad intravedere anche un po' di pubblico, bambini che vogliono darti il "5", una banda a scandire lo scalpiccìo delle migliaia di atleti, mi sento orgoglioso di essere uno di questi. Nel lago si staglia la magnifica Monte Isola, la piú grande isola dei laghi europei che raggiunge i 600 metri di altitudine. Il sole comincia ad essere non piú tanto piacevole come in partenza tanto che al ristoro del km 15 prendo una bottiglietta d'acqua e la tengo con me, visto che ora preferisco bere un po' piú spesso. Nel frattempo comincio a intravedere sullo sfondo quella che qualcuno aveva raccontato su runningforum come possibile spauracchio. La salita di Zú. Non é una montagna sia chiaro, é una salita che dura circa un km con pendenze non importantissime, ma arriva dopo 17 km corsi comunque a ritmo sostenuto e sulle gambe puó farsi sentire. Ci arrivo decisamente preparato visto che per quasi un km la vedevo lí, cosí vicina, ed il mio passo si era ormai quasi automaticamente sintonizzato sulla cadenza che avrei dovuto tenere. Una volta scollinato, si fa per dire, una piacevolissima discesa che di slancio ti fa entrare a Riva di Solto dove é posizionato il rilevamento dell'intertempo e dove passo dopo circa 1h 40min ad un ritmo tra i 5.10 e i 5.15. Il paesaggio é da qualche km cambiato radicalmente e se prima era idilliaco adesso é davvero stupendo. Qualche galleria, probabilmente quelle sabotate nell'illuminazione negli anni passati, fa da contorno ad una vista da togliere il fiato. Insenature con un'acqua colorata dal sole in mille sfumature, mi accompagnano negli ultimi 6 km, sembra una cartolina dalla costiera Amalfitana e invece siamo in provincia di Bergamo, mi distraggo dalla corsa, entro in qualcosa di piú grande. Dal km 20, ultimo ristoro, non guardo piú nemmeno il cronometro. Perso in mille pensieri non mi accorgo, questo lo dirá la classifica di tds alla fine della gara, di passare ben 150 atleti e di fare gli ultimi 6 km sotto i 5min/km. Perso in mille pensieri non mi accorgo di essere giá a Castro a meno di un km dall'arrivo e di fare un km, il 24 a 4.10, forse il Garmin é impazzito dopo le gallerie forse sono impazzito io, non importa. Importa che lo spettacolo meraviglioso offerto da questa gara ha il giusto tributo all'arrivo con centinaia di persone assiepate sulle tribunette e contro le transenne che incanalano sul tappeto che porta all'arrivo e dove alzo le braccia al cielo dopo 2h 09m 19s. Un'organizzazione magnifica, anche se scopriró in seguito che forse qualche criticitá c'é stata con gli ultimi arrivati che non hanno ricevuto il pacco gara, un percorso bellissimo, una corsa che qualsiasi runner, almeno una volta nella vita, dovrebbe correre, come tributo all'amore per questo sport.

domenica 17 aprile 2016

17 Aprile 2016 Corritrieste

Ci voleva proprio una gara sui 10 km peraltro non assolutamente preventivata nella programmazione della stagione. E' capitata così, all'improvviso, leggendo un post su Facebook. E ho nicchiato parecchio prima di decidermi se parteciparvi o meno. Dopo la Maratona dell' Unesco che tanto mi ha regalato a livello emozionale e una settimana prima della gara che affronterò sul lago d'Iseo da Sarnico a Lovere che forse altrettante emozioni regalerà per lo splendido contesto naturalistico nel quale si svolge, era difficile trovare motivazioni e soprattutto spazio per altre gare tra impegni lavorativi e familiari. Complice quindi anche l'essere libero dal lavoro, il buon meteo e la compresenza di una gara non competitiva sulla distanza di 5 km affiancata alla competitiva da 10 km, decido che forse non è male l'idea di una gita fuori porta con tutta la famiglia così da coinvolgere anche moglie e figlio e passare mezza giornata nella splendida cornice triestina. Peraltro una gara da 10 km è una sfida che ho avuto il piacere di affrontare una sola volta, in quel di Jesolo, e di cui ho bisogno per confermare i miglioramenti avuti nelle distanze maggiori. Purtroppo l'ultima settimana è stata un po' tormentata, tanto da farmi saltare l'ultimo allenamento previsto Venerdì, a causa di un fastidio al polpaccio, sopportabile certo, ma tale da rendermi quasi a mezzo servizio. O almeno così credevo. Ma andiamo con ordine. Sveglia presto, come ogni volta prima di una gara, a maggior ragione stamattina che dobbiamo prepararci in tre. Trieste non è poi così distante, meno di un'ora da casa, ma oltre a ritirare il mio pettorale devo iscrivere il resto della truppa alla corsa non competitiva e devo trovare parcheggio in una città che certamente non brilla sotto questo aspetto, quindi ho programmato la giornata in modo da arrivare sul posto con congruo anticipo. Ed in effetti la scelta ha pienamente pagato. Arrivati alle 8.30 a Trieste riesco a trovare parcheggio praticamente a ridosso dell'arrivo, a meno di 100 metri dalla partenza e direttamente sulla grande e meravigliosa Piazza dell'Unità ove è ubicato il luogo deputato al ritiro dei pettorali e alle iscrizioni. Nessuna fila per strada, per parcheggiare e per completare le piccole formalità pre-gara. Ottimo inizio. Solo una ventina di minuti dopo la zona comincia a popolarsi. Cominciano ad arrivare anche i compagni di squadra alla spicciolata. Dopo un buon caffè scroccato al presidente perchè ho dimenticato il portafoglio in auto e una piacevole chiacchierata con alcuni di loro è già ora del riscaldamento. Oggi il riscaldamento ha davvero un'importanza elevata, vuoi per i problemi fisici degli ultimi giorni, vuoi perchè il ritmo sarà sostenuto fin dalle prime battute. Brutta bestia la 10km, davvero complicata da gestire e da interpretare. Partirò col ritmo di 4.40 min/km e poi vedrò se è il caso di rallentare oppure se starò così bene da tentare di aumentarlo. La famiglia l'ho salutata da qualche minuto, loro partiranno dietro. Conto di incrociarli lungo il percorso visto che è lo stesso sia per la non competitiva che per la competitiva che lo ripeterà due volte. Alle 9.30 lo sparo puntualissimo sancisce l'inizio delle ostilità. I treni davanti volano già via ed è incredibile vedere quanta gente mi passi nonostante stia mantenendo un ritmo per me già bello sostenuto. Passo al primo km a 4.36. Dovessi riuscire a mantenerlo fino alla fine sarebbe un grandissimo successo personale con un miglioramento di quasi un minuto sul mio miglior tempo sulla distanza. Il percorso non è nemmeno male. Dopo la partenza nei pressi della Scala Reale esattamente di fronte alla già decantata Piazza dell'Unità si percorre un tratto della Riva III Novembre e si entra nel Porto vecchio dove si snoda praticamente tutto il resto della gara. Si esce soltanto dopo aver completato il quarto ed il nono km per percorrere il rettilineo che porta al traguardo posizionato lì da dove si è partiti. Davvero coinvolgente il ritmo della musica che dopo quasi metà del primo giro irrompe sul percorso. Una bella nota di colore. A conti fatti non siamo nemmeno tantissimi, circa 300 tra competitiva e non competitiva, ma il fatto che il percorso in linea è di soli 2,5 km fa si che sembri di essere in numero maggiore. Al terzo km circa incrocio moglie e figlio e dentro di me comincio a pensare che possa essere la giornata giusta per fare un bel tempo visto che il ritmo continua ad oscillare tra i 4.30 e i 4.35. Passo al km 5, alla fine del primo giro, quando ha termine la gara non competitiva, a 22.36. Nuovo primato personale sui 5 km. Ho anche sete, ma decido di non fermarmi al ristoro e di proseguire visto che sto bene e sto mantenendo un ritmo insperato prima della partenza. Anche il fastidio al polpaccio è svanito. I km passano ma non così velocemente come vorrei. Lungo il percorso simpatici animatori con le sparabolle di sapone e i palloncini allietano il passaggio dei bambini e, perchè no, anche dei più grandicelli. Immagino Cristian già conquistato da questi improvvisati artisti; lo incrocio con la moglie poco più avanti, che mi fa una linguaccia e va a guadagnarsi la sua spada palloncino che esibirà fiero all'arrivo. Passato all'ottavo km ho ormai la convinzione che farò il mio record personale ma anche che questi ultimi due km saranno particolarmente lunghi. Uscito dal Porto Vecchio parto in allungo, supero di slancio un paio di atleti e mi lancio nello sprint finale, forse però sono partito troppo lungo, vengo risuperato da uno degli atleti precedenti e concludo il km 10 a 4.20 con un tempo finale di gara di 45.11 ad una media di 4.31, praticamente il ritmo a cui di solito faccio le ripetute dei 2000 m. Record personale migliorato di quasi 2 minuti. Con grande soddisfazione mi reco al ristoro dove ritrovo Cristian e Miky ed il resto della squadra. Dopo una breve chiacchierata, qualche foto si decide per una birretta in un bar del centro tutti assieme. Si torna a casa verso mezzogiorno con Sarnico all'orizzonte. Alla prossima.....